

Cinque.

La costruzione.
del regime totalitario fascista.


38. Manifesto degli intellettuali del fascismo.

Da: G. Gentile, in E. R. Papa, Storia di due manifesti. Il
fascismo e la cultura italiana, Feltrinelli, Milano, 1958.

Nel realizzare un regime di tipo totalitario, il fascismo
intervenne in campo culturale, sostenendo movimenti, artisti e
letterati che riteneva potessero svolgere un'efficace azione di
propaganda, e fondando riviste e istituzioni. Nel marzo del 1925,
circa 250 intellettuali si riunirono a Bologna nel primo congresso
degli istituti fascisti di cultura, che si concluse con
l'approvazione di un manifesto degli intellettuali del fascismo,
redatto dal filosofo Giovanni Gentile, ministro della pubblica
istruzione dal 1922 al 1924 e principale esponente della cultura
fascista. Di quel documento riportiamo la prima parte, contenente
una rapida ed apologetica ricostruzione dell'ascesa al potere del
fascismo. Quest'ultimo  delineato come l'espressione della parte
sana della nazione che ha reagito contro la politica
demosocialista: un movimento politico e morale, assimilato alla
Giovine Italia mazziniana. Il metodo di lotta seguito dal '19 al
'22, ossia lo squadrismo,  pienamente giustificato come opera di
giovani risoluti, armati, indossanti la camicia nera, ordinati
militarmente, che si misero contro la legge per instaurare una
nuova legge, forza armata contro lo Stato per fondare il nuovo
Stato.
Il Fascismo  un movimento recente ed antico dello spirito
italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana,
ma non privo di significato ed interesse per tutte le altre. Le
sue origini prossime risalgono al 1919, quando intorno a Benito
Mussolini si raccolse un manipolo di uomini reduci dalle trincee e
risoluti a combattere energicamente la politica demosocialista
allora imperante. La quale, della grande guerra da cui il popolo
italiano era uscito vittorioso ma spossato, vedeva soltanto le
immediate conseguenze materiali e lasciava disperdere, se non lo
negava apertamente, il valore morale rappresentandola agl'italiani
da un punto di vista grettamente individualistico ed
utilitaristico come somma di sacrifici, di cui ognuno per parte
sua doveva essere compensato in proporzione del danno sofferto,
donde una presuntuosa e minacciosa contrapposizione dei privati
allo Stato un disconoscimento della sua autorit, un abbassamento
del prestigio del Re e dell'Esercito, simboli della Nazione
soprastanti agli individui ed alle categorie particolari dei
cittadini, ed un disfrenarsi delle passioni e degl'istinti
inferiori, fomento di disgregazione sociale, di degenerazione
morale, di egoistico e di incosciente spirito di rivolta ad ogni
legge e disciplina..
L'individuo contro lo Stato; espressione tipica dell'aspetto
politico della corruttela degli animi insofferenti di ogni
superiore norma di vita umana che vigorosamente regga e contenga i
sentimenti ed i pensieri dei singoli. Il Fascismo pertanto alle
sue origini fu un movimento politico e morale. La politica sent e
propugn come palestra di abnegazione e sacrificio dell'individuo
ad una idea in cui l'individuo possa trovare la sua ragione di
vita, la sua libert ed ogni suo diritto; idea che  Patria, come
ideale che si viene realizzando storicamente senza mai esaurirsi,
tradizione storica determinata e individuata di civilt, ma
tradizione che nella coscienza del cittadino, lungi dal restare
morta memoria del passato, si fa personalit consapevole di un
fine da attuare, tradizione perci e missione.
Di qui il carattere religioso del Fascismo.
Questo carattere religioso e perci intransigente, spiega il
metodo di lotta seguito dal Fascismo nei quattro anni dal '19 al
'22. I fascisti erano minoranza, nel Paese e in Parlamento, dove
entrarono, piccolo nucleo, con le elezioni del 1921. Lo Stato
costituzionale era perci, e doveva essere, antifascista, poich
era lo Stato della maggioranza, ed il Fascismo aveva contro di s
appunto questo Stato che si diceva liberale; ed era liberale, ma
del liberalismo agnostico ed abdicatario, che non conosce se non
la libert esteriore. Lo stato che  liberale perch si ritiene
estraneo alla coscienza del libero cittadino, quasi meccanico
sistema di fronte all'attivit dei singoli. Non era perci,
evidentemente, lo stato vagheggiato dai socialisti, quantunque i
rappresentanti dell'ibrido socialismo democratizzante e
parlamentaristico, si fossero, anche in Italia, venuti adattando a
codesta concezione individualistica della concezione politica. Ma
non era neanche lo Stato, la cui idea aveva potentemente operato
nel periodo eroico italiano del nostro Risorgimento, quando lo
Stato era sorto dall'opera di ristrette minoranze, forti della
forza di una idea alla quale gl'individui si erano in diversi modi
piegati e si era fondato col grande programma di fare gli
italiani, dopo aver dato loro l'indipendenza e l'unit.
Contro tale Stato il Fascismo si accamp anch'esso con la forza
della sua idea la quale, grazie al fascino che esercita sempre
ogni idea religiosa che inviti al sacrificio, attrasse intorno a
s un numero rapidamente crescente di giovani (come dopo i moti
del '31 da analogo bisogno politico e morale era sorta la Giovane
Italia di Giuseppe Mazzini)..
Questo partito ebbe anche il suo inno della giovinezza che venne
cantato dai fascisti con gioia di cuore esultante!.
E cominci ad essere, come la Giovane Italia mazziniana, la fede
di tutti gli italiani sdegnosi del passato e bramosi del
rinnovamento. Fede, come ogni fede che urti contro una realt
costituita da infrangere e fondere nel crogiolo delle nuove
energie e riplasmare in conformit del nuovo ideale ardente ed
intransigente. Era la fede stessa maturatasi nelle trincee e nel
ripensamento intenso del sacrificio consumatosi nei campi di
battaglia pel solo fine che potesse giustificarlo: la vita e la
grandezza della Patria. Fede energica, violenta, non disposta a
nulla rispettare che si opponesse alla vita, alla grandezza della
Patria.
Sorse cos lo squadrismo. Giovani risoluti, armati, indossanti la
camicia nera, ordinati militarmente, si misero contro la legge per
instaurare una nuova legge, forza armata contro lo Stato per
fondare il nuovo Stato.
Lo squadrismo ag contro le forze disgregatrici antinazionali, la
cui attivit culmin nello sciopero generale del luglio 1922 e
finalmente os l'insurrezione del 28 ottobre 1922, quando colonne
armate di fascisti, dopo avere occupato gli edifici pubblici delle
provincie, marciarono su Roma. La Marcia su Roma, nei giorni in
cui fu compiuta e prima, ebbe i suoi morti, soprattutto nella
Valle Padana. Essa, come in tutti i fatti audaci di alto contenuto
morale, si comp dapprima fra la meraviglia e poi l'ammirazione ed
infine il plauso universale. Onde parve che ad un tratto il popolo
italiano avesse ritrovato la sua unanimit entusiastica della
vigilia della guerra, ma pi vibrante per la coscienza della
vittoria gi riportata e della nuova onda di fede ristoratrice
venuta a rianimare la Nazione vittoriosa sulla nuova via faticosa
della urgente restaurazione delle sue forze finanziarie e morali.
